La Schiavone ha fame

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«Se batto la Azarenka di terra battuta me ne mangio un paio di chili». Sembrava a dieta, Francesca Schiavone, numero 50 del mondo e sprofondata in una lunga carestia agonistica, in un’inappetenza da sazietà. Trentadue anni, molti onori, troppe imprese. Invece la fame era lì, che covava sotto la brace del suo tennis senza età. E’ bastata l’aria di Parigi, l’aroma del Bois de Boulogne,  per farle tornare l’acquolina in gola. Con un terzo turno che a tratti è sembrato uno stage (6-2 6-1), una lezioncina di tennis ad una Marion Bartoli lei sì bisognosa di qualche suggerimento dietetico, decisamente appesantita nel remake della semifinale di due anni fa, Francesca si è conquistata gli ottavi del Roland Garros, raggiungendo Roberta Vinci e Sara Errani. Era successo solo un’altra volta che tre azzurre arrivassero così avanti a Parigi, nel 2001 – e già allora, insieme a Silvia Farina e Rita Grande, c’era lei, la Leonessa. E c’era lei anche l’anno scorso a Wimbledon, insieme a Robertina e a Camila Giorgi, nell’unico altro triplete azzurro negli ottavi di uno Slam. Passano i tornei, cambiano i decenni e i tagli di capelli (adesso è il turno di un’acconciatura quasi punk), restano la tecnica, la grinta, il corazon di Francesca. Soprattutto il corazon.

«Una volta – sorride – una persona mi ha detto: nel mio cuore ci siete solo tu e Roger Federer, perché siete unici. E quando mi dite cose carine quella persona mi torna sempre in mente». Il paragone è grosso, ma da queste parti non stona, anche se è inutile indagare sul copyright. Francesca come Roger impugna un tennis vario, con le bollicine; a Parigi il bilancio è pari, una vittoria a testa, e anche Roger da poco ha cambiato coiffeure sfoderando un look alla Tin-Tin. Con quel ciuffo e quella tempia semi rasata, con l’efficienza morbida ma feroce con cui sa affondare le sue traiettorie nel tennis monotono delle sue avversarie, Francesca invece ricorda vagamente Lisbeth Salander. Ma la Leonessa, a differenza dell’eroina di Stig Larsson, non cova rancori. «Se sono innamorata? Io sono innamorata di tutto quello che faccio. Del mio mestiere, di questa terra rossa, di Parigi. Sono persino innamorata delle mie avversarie». Sembra di risentire la Schiavo di tre anni fa, quella che dominò il torneo, o del 2011, quando approdò in finale. E il tabellone, arrivati a questo punto, è una tavola su cui imbandire i sogni. Oggi Roberta Vinci sfida l’impossibile contro Serena Williams, la Errani incontra l’insidiosa spagnolina Suarez Navarro. Domani a Francesca tocca Vika Azarenka, numero 3 del mondo, che ieri non ha convinto del tutto lasciando un set alla Cornet. Dopo il trionfo del 2010 la Schiavo dimostrò il suo amore (letteralmente) viscerale per la terra rossa masticandone un boccone, stavolta dopo tanti mesi di frugalità progetta la scorpacciata. «Sono strafelice di questa possibilità, ma rimango umile. L’Azarenka la conosco, l’ho vista contro la Cornet, cercherò di essere ordinata, di metterla in difficoltà con le rotazioni». Di affettarla, masticarla, digerirla. Con amore.

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  1. perchè il titolo del pezzo è 1124 ?

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