Gulbis, Perez e i cattivi ragazzi

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Vi piacciono i cattivi ragazzi? Se la risposta è sì, e senza scomodare John McEnroe o Dennis Rodman, allora sarete fan di Sergio Perez e Ernests Gulbis. Il pilota della McLaren domenica scorsa ha incendiato il Gran Premio di Monaco di F.1, attaccando all’arma bianca dall’inizio alla fine. Ha infilato un paio di sorpassi da brivido, ma ha anche provocato due mezzi disastri, rischiando di rovinare la gara ad Alonso e rovinandola quasi del tutto a Raikkonen e del tutto a se stesso. Pazzo o eroe? Gli aficionados si sono divisi, i suoi colleghi pure.

Un ex-campione come Jacques Villeneuve lo ha difeso, Raikkonen si augurato che qualcuno prenda a schiaffoni quel pazzo di Checo per fargli capire come si sta al mondo. E in pista. Le gare-processione, fatte solo di sorpassi ai box e di strategie cervellotiche, siamo d’accordo, non piacciono a nessuno. Qualche anno fa la noia imperava, e proprio per scacciarla ci si è inventati il Drs, l’ala mobile che agevola i sorpassi in maniera un po’ posticcia (come se un tennista a rete fosse obbligato a non giocare la volée sui passanti…) ma che ha resuscitato l’azione in pista. Perez interpreta in maniera un po’ selvaggia i regolamenti che consentono a chi ha le ruote all’altezza del retrotreno dell’avversario di “buttarsi dentro”, ma sicuramente fa spettacolo e piace ai romantici delle gare.

E veniamo a Gulbis, il tennista lettone che in una intervista a L’Equipe ha fatto sapere di ritenere Federer, Djokovic, Nadal e Murray “noiosissimi”. «Sul campo si è in guerra – sostiene Ernests –, e io quando vinco sono contento che l’altro sia andato a casa. Invece le interviste dei primi quattro sono piene di frasi fatte, non le leggo più. E’ Federer che ha lanciato questa moda, ma i giovani non dovrebbero imitare il suo stile che rispecchia l’immagine superba del gentleman svizzero. Io preferisco le interviste dei pugili, che alla cerimonia del peso si urlano di tutto in faccia, trasmettendo emozioni. Nel tennis servirebbero più racchette spaccate».

Viva gli Antipatici, come ai tempi di Connors e McEnroe, e al diavolo il buonismo di Roger&Rafa. Ernests, 24 anni, n.40 del mondo, è figlio dell’uomo più ricco della Lettonia e da almeno quattro stagioni è sul punto di esplodere. Fino ad ora ha raccolto scalpi importanti, ma ha sempre fallito il decollo. «La gente pensa forse che io sia arrogante, ma me ne frego, non voglio essere gentile – ha continuato – mio padre è ricco e mi aiuta, è vero, ma ha lavorato tutta la vita, i veri privilegiati sono i tennisti delle federazioni ricche come Usa o Francia. Nel tennis c’è troppa burocrazia, e poi i tennisti sono facili da manipolare: la maggior parte di noi si accontenta di giocare alla playstation e di guardare film stupidi, il resto è allenamento. Nel tennis ci sarebbero tante cose da cambiare, ma ai top player va bene che i piccoli siano trattati da m… e non possano pagarsi buoni coach».

Ernests invece, che non nasconde la sua passione per i party alcolici («vodka e latte, dovreste provare») ha altri hobby. Qualche anno fa si parlò anche di un suo arresto in Svezia dopo un tete-a-tete con una prostituta: «quando abbordo una ragazza non mi informo sul suo mestiere. E comunque se sono finito in commissariato è stato per come ho reagito con i poliziotti». Un vero duro. Che qualche ragione sulla noia imperante in certe stucchevoli conferenze stampa, intendiamoci, non ha tutti i torti, anzi. Tanto che persino Federer, Murray e Djokovic in parte gli hanno dato ragione. Ernests però è già volato fuori dal Roland Garros, battuto in quattro set da Monfils – una fine simile a quella di Perez, se volete – dimostrando di aver trascurato almeno una cosa: al pubblico i cattivi ragazzi dello sport, da McEnroe a Rodman, è vero, piacciono un sacco. A una condizione però: che vincano.

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