Sharapova: «voglio un figlio dopo il tennis

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Maria Sharapova è ormai molto più che una tennista: una diva, una celebrity riconosciuta ovunque, una businesswoman affermata. Ma è anche la n.2 del mondo e la vincitrice delle ultime due edizioni degli Internazionali d’Italia. Un torneo a cui è particolarmente affezionata. «E’ vero – ammette Maria – Amo questo torneo, perché il pubblico è così appassionato, caldo: tipicamente italiano. Sin da quando ero giovanissima ho giocato in Italia e mi è sempre piaciuto tornarci nel corso degli anni. E il fatto di aver vinto negli ultimi due anni non può che avermi fatto appassionare ancora di più, anche perché sono stati due successi molto importanti per me sulla terra battuta».

 

Eppure la terra non è affatto la sua superficie preferita…

«Ho vinto uno Slam a Parigi, quindi sarebbe sciocco dire che non mi ci trovo a mio agio. In passato non era così, è vero, e il cambiamento non è avvenuto in una notte. Ho dovuto imparare a muovermi meglio, soprattutto ad attaccare di più come facevo sul veloce. Penso di essere stata brava a imparare».

 

In finale l’anno scorso al Roland Garros ha battuto Sara Errani: sorpresa di aver trovato proprio Sara nel big-match?

«E’ incredibile cosa è riuscita a fare Sara l’anno scorso, e in generale tutto il tennis femminile italiano negli ultimi anni. L’Italia sostiene molto tutti gli sport, anche se so benissimo che il calcio è la cosa principale. Ma anche al Foro ho avuto modo di vedere come i tifosi fanno il tifo per i loro atleti».

 

Tre cose che la affascinano di Roma oltre al torneo?

«Be’, vediamo: il traffico? Poi cibo e il modo in cui la gente parla: sembra sempre che stiate cantando».

 

Quest’anno la Wta festeggia i suoi 40 anni: lei sente di avere un ruolo nello sviluppo dello sport femminile nel mondo?

«Sento la responsabilità di essere fonte di ispirazione per i giovani che adesso hanno 8 o 9 anni e si stanno allenamdo su un campo, come facevo io da piccola, per ottenere un giorno grandi risultati. Grazie a donne come Billie Jean King siamo riusciti ad avere tornei meglio organizzati, montepremi più alti. E’ mio compito continuare su questa strada».

 

Wimbledon quest’anno metterà sul piatto quasi 40 milioni di sterline: incredibile, no?

«Non male. Tutto merito di un incontro segreto che avemmo l’anno scorso a Istanbul prima del Masters. Gli Australian Open sono stati i primi ad aumentare il montepremi, e gli altri Slam si sono dovuti adeguare».

 

Lei ha recentemente lanciato una linea di caramelle , le Sugarpova, che si sono rivelate un successo commerciale. Le assaggeremo anche in Italia? E quale gusto sceglierebbe per il nostro Paese?

«Non quest’anno ma l’anno prossimo sicuramente. Quale gusto sceglierei? Direi quello che ho definito “smitten” (innamorato cotto, ndr). Perché lo confesso, sono decisamente “cotta” dell’Italia».

 

C’è invece qualcosa che le fa davvero paura, fuori dal campo?

«Il dentista, preoccupante visto che ho appena lanciato una linee di caramelle. E poi gli insetti, specie quelli che hanno troppe zampette».

 

C’è un posto che ama particolarmente per le sue vacanze?

«Anche se sono russa non mi piacciono il freddo e la neve. Amo i posti caldi dove si possa stare in buona compagnia e bere ottimi drink».

 

Lei è ancora giovanissima: la maternità la attira?

«Perché no? Però ci penserò solo quando la mia carriera di tennista sarà finita e potrò concentrami su una nuova fase della mia carriera. Ma la risposta è sì, spero di essere madre un giorno».

 

Cosa fa di lei una businesswoman così abile?

«Io non ho mai avuto modo di studiare in modo tradizionale. Non sono mai stata in una classe, ho sempre seguito dei corsi via computer. Questo ha fatto sì che oggi io sia molto curiosa dei meccanismi di apprendimento. E’ un aspetto che mi aiuta molto nella mia attività di imprenditrice».

 

Ce lo dà un consiglio per fare successo negli affari?

«La lezione è che un buon business non è mai una questione individuale, ma il frutto di un lavoro di equipe . Non bisogna pensare di avere sempre ragione. Il mondo è in cosatante evoluzione, e parlare con persone diverse ti aiuta a raccogliere sempre nuove idee».

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