Wimbledon e l’oro dello Slam

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Wimbledon ha annunciato che nel 2019 anche il campo n.1 avrà una copertura mobile contro la pioggia, all’aumento dei montepremi dello Slam pare invece non esserci più un tetto. Negli ultimi due anni i tennisti hanno fatto la voce grossa con i quattro più grandi (e ricchi) tornei del mondo, arrivando a minacciare il boicottaggio se la fetta loro destinata non fosse stata aumentata. Il primo a cedere è stato l’Australian Open, poi è arrivata la sparata degli Us Open, che hanno annunciato per il 2017 un montepremi da 50 milioni di dollari. Ora anche il Tempio si è adeguato.

E non parliamo certo di minimo sindacale: nel 2013 Wimbledon distribuirà 34,4 milioni di dollari in totale (26,4 milioni di euro), con un aumento di 9,9 milioni rispetto allo scorso anno. A beneficiarne non saranno solo i vincitori dei due tabelloni principali, che comunque intascheranno 2,5 milioni di dollari a testa (contro l’1,75 del 2012), ma anche i perdenti dei primi tre turni (+60 per cento), gli iscritti al tabellone delle qualificazioni (+40 per cento) e i doppisti (+22 per cento). Secondo Philip Brook, il presidente dell’All England Club, l’ultracentenario circolo che ospita The Championships, si tratta «del singolo aumento più cospicuo e del montepremi complessivo più alto mai messo in palio nella storia del tennis professionistico». Cifre da capogiro, ma che per i giocatori non al vertice della classifica servono soprattutto a finanziare il resto della stagione in uno sport che impone comunque costi molto elevati.

Ragionando in euro, i montepremi dei “majors” nel 2013 saranno di 23,8 milioni per gli Australian Open, 22 per il Roland Garros, 26,4 per Wimbledon e 25, 8 per gli Us Open, per un totale di 96 milioni. Se pensate che solo Wimbledon nel 2012 ha ottenuto un ricavo netto di 46,8 milioni di euro – che sono stati investiti nel tennis britannico, essendo l’All England Club una società no-profit – potete facilmente immaginare il giro d’affari complessivo che sta dietro ai tornei dello Slam. Una pioggia di denaro che, va detto, gli organizzatori non immobilizzano ma sfruttano anche per rendere gli impianti sempre più moderni, tecnologici e adatti alle esigenze della tv. Prova ne sono il nuovo “roof” retrattile che fra sei anni coprirà il campo n.1 di Wimbledon, e i progetti di ampliamento già messi in cantiere in Australia e a New York (dove però coprire il centrale costerebbe troppo).

Al momento il torneo più in difficoltà fra i quattro è il Roland Garros, diventato ormai la cenerentola del gruppo in quanto a montepremi, e che ha dovuto recentemente subire dal tribunale amministrativo di Parigi una sentenza di blocco per i lavori che entro il 2017 dovrebbero allargare la strutture del Bois de Boulogne con l’edificazione di nuovi stadi, compreso un nuovo centrale coperto e illuminato (costo stimato 441 milioni di euro). Ai cittadini di Auteil, in questi tempi di crisi e di attenzione per l’ambiente non va però di mettere a repentaglio gli spazi verdi delle incantevoli serre d’Auteuil, incassando un indennizzo giudicato troppo basso. Dopo il sindacalismo d’assalto dei tennisti, insomma, sono in arrivo le class-action dei cittadini.

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