Fognini, estro e… regolatezza

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Ha quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, che hanno quelli che per una volta si riconoscono nei sorrisi degli altri. «Oggi i complimenti me li prendo, perché me li sono meritati». Mica gli è capitato spesso, di beccarsi applausi all’unanimità, con tutte quelle racchette spaccate, quei santi scomodati, quei match sciupati. Ma stavolta ha molte ragioni di compiacersi il pirata Fognini, che ieri ha spolpato il grande tennis e i nervi fragili del n. 9 del mondo  Richard Gasquet (7-6 6-2) e oggi si gioca la semifinale di Monte-Carlo contro il numero 1 del mondo, Novak Djokovic.Trattasi di approdo storico: la prima semifinale azzurra al Country Club a 18 anni di distanza da quella di Gaudenzi, la quarta in assoluto un Masters 1000, che si aggiunge anche a quelle di Andreas Seppi (Amburgo 2008) e Filippo Volandri (Roma 2007).

Dopo Berdych, il  n.6 matato giovedì, Gasquet è il secondo top-ten che Fabio scalpa nella migliore settimana della sua carriera. Un’altra partita perfetta che per il momento gli vale anche il posto n.24 nel ranking di lunedì. Un arrembaggio ragionato fatto sciabolate di rovescio e drop-shot al curaro che hanno preso in ostaggio e buttato a mare le speranze del francese. Riccardino ha sciupato un set-point sul 5-4 nel primo set, poi si è inabissato dopo il tie-break perso a 0 contro un Fognini feroce, inesorabile, perfetto. Talento, personalità. E una freddezza da top-ten, almeno sulla terra.

Per Paolo Bertolucci, che a Monte-Carlo vinse in doppio con Panatta nel 1980, questo può essere l’anno-Fognini; per l’amico Gaudenzi «Fabio può salire in alto, superare il mio n.18 in classifica». Era ora. Dopo anni un po’ selvaggi, diseguali, in parte sciupati, dopo i quarti raggiunti e non giocati per infortunio a Parigi proprio contro Djokovic nel 2011; dopo l’infortunio al piede che lo aveva stoppato proprio sul più bello due anni fa, «tutti i puntini finalmente stanno arrivando sulle i», spiega il diretto interessato. Estro, da sempre. E ora anche regolatezza. Merito di coach Perlas, ingaggiato per rimettere in rotta il guascone Fabio, tanto tranquillo in casa («neppure ci accorgiamo di lui», sostiene papà Fulvio) quanto scostumato e disordinato in campo.

Merito dei quasi 26 anni che bussano alla porta, intimando di piantarla con sciali e follie. «Merito – aggiunge “Fogna”, nato ad Arma di Taggia e quasi un enfant du pays a Monte-Carlo – anche del match di primo turno vinto qui con Seppi dopo tanto tempo passato insieme in Davis, perché Andreas sta facendo tanti progressi. Poi giocare sul centrale, davanti a tanti italiani, è grandioso». Monte-Carlo del resto è sempre stato gentile con gli italiani, quasi un Foro Italico in riviera dove in singolare, passato recente a parte, contiamo anche tre successi di Pietrangeli,  una finale e due semifinali di Barazzutti, una semifinale di Panatta.

Oggi  sulla passerella rossa stesa sul mediterraneo del Country Club il pirata Fabio tenta l’assalto a Djokovic, uno che nel Principato ci vive. Un milanista sfegatato, fra l’altro, che giovedì in allenamento sfotteva divertito l’interista fradicio Fognini («scusa quanto è finita con la Roma?»). A suo modo, sarà un derby. E uno di quei giorni che ti fanno pensare che la storia puoi scriverla anche diversamente da come la gente pensa.

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