Ricciardo, da toro a bull?

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Nel giorno in cui tutta l’Australia si è alzata urlando di gioia per la vittoria di Adam Scott nel Master di golf – la prima di un aussie ad Augusta, un evento per il Paese – il settimo posto di Daniel Ricciardo a Shanghai forse down under è passato inosservato. Ma non nel paddock. Non alla Toro Rosso. E neppure alla Red Bull.

Una gara matura, e il suo miglior piazzamento nel mondiale, per il campioncino della porta accanto che nel 2014 potrebbe anche finire alla corte di Chris Horner al posto di Mark Webber. Da Toro (rosso) a (red) Bull, dall’italiano delle sue origini all’inglese della sua nascita aussie. Daniel non è un guascone, ma uno che parla poco, si lamenta zero e preferisce far parlare la pista. Però è capacissimo di farsi notare.

In gara a Shanghai dopo l’ottima qualifica ha rischiato di vedersi la gara rovinata da un contatto con Rosberg, che l’ha costretto ad un pit-stop supplementare. Gli uomini della Toro Rosso l’hanno rimesso in pista in 7.2 secondi, «ma dopo Daniel è stato bravo a guadagnarsi il piazzamento finale a suon di sorpassi», ha concesso Franz Tost, uno che con i piloti di solito ha occhio lungo.

Jean-Eric Vergne, il suo compagno di squadra, non ha avuto la stessa fortuna, Webber lo ha centrato in pieno danneggiandogi il fondo, e da allora in poi la sua gara è stata una sofferenza. «In Cina è andata bene – ha ammesso Ricciardo– il risultato mi dà un sacco di fiducia e conforta il team sulle nostre possibilità. Ma ora si tratta di ripetere la performance, perché una volta sola non basta. Dall’inizio di stagione ci sono stati stati tanti cambiamenti nel team, c’è voluto un po’ per assestarsi, ma qui a Shanghai tutto sembra essere andato a posto dopo gli alti e bassi dei primi due GP. Dobbiamo cercare di arrivare costantemente a punti, e se riusciremo a mettere in pista una macchina così competitiva si tratta di un obiettivo possibile. Poi qui ho capito che se mi ritroverò con un’altra partenza fra i primi dieci della griglia, saprò come sfruttarla».

A Shanghai la STR8 ha montato una nuova versione degli scarichi, fra un mese in Spagna dovrebbe arrivare un nuovo pacchetto di sviluppo. Il necessario per continuare a mostrare a Horner, Mateschitz (e Marko…) che la sua è la stoffa giusta per ricavarne il prossimo compagno di squadra di Vettel. Un italo-australiano, cresciuto motoristicamente  dalle nostre parti fin da ragazzino, dopo l’australiano purosangue Webber?

«Sono sicuro che alla Red Bull sono stati contenti della mia gara – ammette Daniel, con un filo di imbarazzo – dopo la Malesia sono rimasto positivo e concentrato, ma se mi avessero detto che sarei arrivato settimo in Cina avrei pensato ad uno scherzo. L’ultima volta che mi ero qualificato così bene ad un GP era stato in Bahrein, un sesto posto. Qui volevo proprio far vedere alla a tutti di cosa sono capace Ora si tratta di dare continuità a questo momento positivo».

Sulla velocità in pista di Ricciardo ci sono pochi dubbi, fin dal suo debutto nel 2011. Negli anni passati nella World Series Renault ha dimostrato di essere un driver capace di grandi imprese, ma con qualche difficoltà a lottare per traguardi apparentemente minori quando si tratta di venire a patti con una macchina non perfetta. La Toro Rosso sotto la guida di James Key in questo avvio di stagione gli sta fornendo uno strumento finalmente all’altezza, ora alla Red Bull devono convincersi che Daniel non è solo un driver veloce, ma anche un lottatore. Uno pronto a guadagnarsi il posto mettendo da parte la timidezza e vincendo l’«eliminatoria» con Vergne. Anche quando non ci sarà il paisà Webber a dargli una mano.

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