Augusta Master, e il golf diventa show planetario

Adam Scott

Può il golf  essere un grande spettacolo, anche per chi non ama il golf? Yes, sir. E l’ultimo Master ne è stata la dimostrazione. Un campo di gioco magnifico, una regia abilissima nel creare la drammaturgia dell’evento, un copione perfetto che ha mandato in scena nel round finale una gara di qualità assoluta, nonostante la pioggia che ha inzuppato i venerabilissimi green di Augusta. Il finale thriller allo spareggio fra Adam Scott, l’australiano giovane, belloccio, ex fidanzato di Ana Ivanovic e con un devastante crollo all’ultimo British Open da riscattare; e Angel Cabrera, El Pato, l’argentino che il golf ha salvato da una infanzia difficile (abbandonato dei genitori quando aveva solo 3 anni) e capace di colpi assoluti, quasi assurdi, è stata solo la chicca su una grande edizione del Master. Ha vinto Scott, primo australiano della storia a infilarsi in quella Giacca Verde che nemmeno Greg Norman era riuscito a indossare, e tutta Down Under è in festa, ma lo show è stato planetario, considerato che il premio per il miglior dilettante è andato a Guan Tianlang, il giuchetto cinese di 14anni che apre orizzonti enormi allo sport.

«Noi australiani siamo convinti di essere bravi in tutto (a dire il vero ultimamente erano stati più i flop che gli urrah, ndr), e lo siamo anche nel golf – ha detto alla fine Scott – ma qui non eravamo mai riusciti a vincere. Strano che sia toccato proprio a me». Già, strano, anche perchè sulla spalla Scott aveva ancora la scimmia dell’ultimo British Open, regalato incredibilmente a  Ernie Els con uno dei più riusciti suicidi sportivi degli ultimi anni, quattro colpi di vantaggio ceduti nelle ultime quattro buche. Ad Augusta, dopo la (molto discutibile) penalizzazione che sabato aveva escluso dalla corsa al titolo Tiger Woods (il cui storico caddie, Steve Williams, ora porta le mazze proprio di Scott), l’ultimo round è stato fradicio di emozioni, oltre che di acqua; di giocate grandiose, di “flappe” funzionali allo show. Cabrera è stato a lungo in testa, poi è toccato a Day, Scott ha rimontato alla fine grazie a una stecca del Pato, ma quando credeva di avere già la giacca addosso, mentre firmava la carta in direzione gara, i 120 chili di Cabrera hanno rimesso tutto in gioco con un birdie alla 18esima buca.

Il play-off è stato un concentrato di dramma e tecnica, Scott se l’è preso – proprio lui che con il put ha litigato a lungo, e che per mettere al guinzaglio i nervi utilizza il famigerato belly-putter che sta per essere bandito – con un ultimo colpo sul green di perfezione assoluta, una carezza in discesa verso l’ultima buca carezzando le fradice erbette. Ha fatto spettacolo anche il fair-play con cui due campioni così diversi in tutto – nascita, educazione, lingua, stile, destino – si sono abbracciati alla fine, una sorta di versione golfistica dei duelli fra Nadal e Federer nel tennis. Le ironie su uno sport “da vecchi”, incapace di iniettare brividi, fatto di lunghi silenzi e lunghi sbadigli, insomma, ormai sono fuori luogo anche da noi. Grazie a Manassero e ai Molinari, che purtroppo ad Augusta stavolta hanno toppato, il golf è stato ormai sdoganato anche in Italia, ci stiamo abituando a capirlo, ad apprezzarne le raffinatezze, i duelli, il contenuto agonistico e tecnico. Senza pregiudizi, e con molta curiosità.

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Comments

  1. Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicurò diverrò un vostro fa accanito!

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