Nadal, a Monte-Carlo la prova del Nove

Nadal

Quando Rod Laver chiuse il primo Grand Slam, nel 1962, il suo vecchio coach Charlie Hollis gli spedì un telegramma dall’Australia. «Bravo», c’era scritto. «Adesso fallo ancora».Quando Rafael Nadal ha vinto il suo primo Monte Carlo, nel 2004 – ebbene sì, è esistita un epoca in cui Nadal non aveva ancora vinto a Monte-Carlo  – Zio Toni gli ha detto (non ne ho le prove, ma ne sono sicuro): «bravo. Adesso rivincilo ancora». E ancora. E ancora. E ancora. E il bello è che lui – come Laver del resto – c’è riuscito.

Nel 2003 il Nino aveva perso la sua unica partita nel Principato, 7-6 6-2 contro Guillermo Coria negli ottavi – da quel giorno in poi non ne ha più toppata una. Quarantadue partite di fila, otto titoli consecutivi, una enormità mai riuscita a nessuno in nessun altro torneo, la concorrenza al massimo ha concesso sei repliche di fila.E non è che a Rafa piaccia vincere facile, nemmeno da quelle parti: una finale strappata a Coria, tre a Federer, due a Djokovic, una a Ferrer, una a Verdasco. Grandi avversari, molto onore. Da domenica, però, per Nadal potrebbe iniziare il Monte-Carlo più difficile della sua carriera. La prova del Nove.

Può fallirla per tanti motivi, il primo dei quali riguarda il suo ginocchio sinistro, che l’ha tenuto lontano dai campi per sette mesi fra luglio e febbraio. Dopo il rientro il Nino sulla terra ha perso una finale (a Vina del Mar) e vinto tre titoli (San Paolo, capulco, Indian Wellls), due dei quali sulla terra. Il dolore c’era, poi è sparito, quindi – a sentire le sue ultime dichiarazioni – è ritornato. Reggerà, il tendine? Certo Monte-Carlo è il suo Cremlino, la sua cittadella rossa, lì ha vinto ancora più che al Roland Garros. Negli ultimi 12 mesi il suo record sulla terra è di 35 vittorie e  due sconfitte, ma stavolta si aggiungerà una inquietudine in più: i punti da difendere. Tutto o quasi il suo tesoretto attule è stato conquistato fra Monte-Carlo e Parigi dello scorso anno, nella lunga stagione-Nadal, la sua primavera infinita che si ripete puntuale da quasi 10 anni. Dei 6385 punti che possiede 5590 andranno in scadenza fra la prossima settimana e i primi di giugno: una cambiale che può fare spavento persino a un cannibale.

Fra l’altro Novak Djokovic, la sua nemesi, di punti ne ha praticamente il doppio (12.500), e sui gradoni del Country Club sarà proprio il serbo, dopo le condizioni del ginocchio, la principale fonte di preoccupazione per Nadal. Federer non c’è, Ferrer si è tolto dal torneo, Murray, che è dalla parte di Rafa mentre in teoria Djokovic avrà Del Potro nei quarti e Berdych in semifinale, sulla terra ha ancora tutto da dimostrare; gli altri contano di meno. Nole ha una caviglia acciaccata, ma resta uno spauracchio. Rafa dovrà vedersela con l’uomo che nel 2011 gli ha tolto – letteralmente – la terra da sotto i piedi, che ha minato le sue certezze, che per la prima volta forse gli ha messo miedo anche nel mezzo della arena.

Se riuscirà a mantenere la sua signoria a Roquebrune; se respingerà l’assalto del pirata balcanico, Nadal potrebbe ricavarne un tesoro ancora più prezioso del bottino di punti: un capitale fatto di fiducia, di tranquillità su cui investire per il resto della stagione. Un bradisismo a Monte-Carlo, invece, sarebbe pericolosissimo.

I vincitori seriali – De Vlaemink alla Roubaix, Senna a Monte-Carlo, Loeb al rally di Germania, Klammer sulla Streif – succhiano fiducia e forza da un luogo, dalla luce, da gesti e tempi che nel corso degli anni si sono trasformati in paesaggio conosciuto, interiore. Ma sentono anche più degli altri l’onere della prova, il peso delle aspettative, la fatica di sudarsi qualcosa che il mondo dà per scontato. E’ come una voce che rimbalza, un desiderio che diventa ordine. Sei stato molto bravo, Rafa, fino ad oggi. Adesso stupiscici ancora.

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