Il rugby italiano vuole crescere

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Il rugby italiano deve tralocare stabilmente dai grandi stadi alle grandi città, con un progetto di rinnovamento a tutto campo che il nuovo presidente della Fir Alfredo Gavazzi ha chiaro in mente. Anche a costo di abbandonare le sue culle più tradizionali, più comode, per sfidare il mondo. Gli azzurri quest’anno hanno raccolto più di 190.000 spettatori all’Olimpico, per sostenere la marea di entusiasmo del miglior Sei nazioni di sempre occorre pensare in grande. «E io sono uno che ama sognare – spiega Gavazzi – e da imprenditore sono abituato a pensare positivo, programmando in anticipo. Anche se poi di notte dormo poco pensando a come risolvere i problemi». Il piano per cambiare faccia al rugby italiano si articola su varie direttive. Quella dell’immagine, con una possibile presenza di papa Francesco al match con l’Argentina del prossimo novembre: «abbiamo già parlato con il console della Santa Sede. Le sedi dei test match autunnali sarebbero già state decise (Le Fiji a Cremona, l’Argentina a Napoli, l’Australia a Roma, ndr), ma se Papa Bergoglio accettasse il match con l’Argentina potrebbe essere spostato a Roma. Se Dio ci aiuta…». Nel 2014 la nazionale, dopo aver conquistato Sann Siro e l’Olimpico, potrebbe sbarcare anche allo Juventus Stadium, poi c’è la strada dei grandi club nelle grandi città. «Per le due franchigie di Celtic League l’ideale sarebbe giocare a Roma e a Milano (attualmente la Benetton è a Treviso e le Zebre a Parma, ndr), anche uno sciocco lo capisce. Oppure a Roma, Milano e nel Veneto se riuscissimo ad averne tre, anche se per ora è difficile. Sono amico di Luciano Benetton, lui al momento ha più interessi a Roma che a Treviso, anche se per il momento spostare la squadra nella Capitale è solo una ipotesi. Con Milano ci sono delle trattative, molto dipende dalla possibilità di avere a disposizione un Vigorelli con 10.000 posti. E anche grazie all’Expo nel 2015 la finale di Heineken Cup potrebbe essere assegnata a Milano. Per ora San Siro è favorita rispetto all’Olimpico». La dimostrazione che l’Italia sa riempire i grandi stadi del calcio è anche un viatico per ottenere l’organizzazione dei Mondiali del 2023: «Mi sbilancio, e dico che l’IRB (la federazione internazionale, ndr) non può non assegnarci i Mondiali. Il rugby italiano fa tutto esaurito nei grandi stadi del calci, e a chi mette in discussione la nostra presenza nelle coppe rispondo a muso duro che il vero valore aggiunto del mercato europeo è l’Italia. L’anno prossimo con 6-7 giocatori importanti – anche stranieri, n la Benetton può puntare a vincere la Celtic League, le Zebre miglioreranno e serviranno da serbatoio alla nazionale». Una nazionale che Gavazzi vuole forte, ancora più vincente e più fisica. Per questo nella prossima estate un tecnico della Fir viaggerà nell’emisfero sud, fra Samoa, Fijji e Tonga, per reclutare giovani “pacifici” da allevare in Italia. «Abbiamo bisogno di più fisicità a livello di under 18 e under 20. Lo “sopping” dei talenti fanno tutte le nazioni più, dalla Nuova Zelanda all’Ingholterra, alla Francia: perché non dovremmo farlo noi? Siamo forse più sciocchi degli altri. Per tanti anni i giocatori argentini hanno dato tantissimo alla nazionale, io che ho portato Castrogiovanni a Calvisano quando aveva 20 anni lo so benissimo. Forse che un giocatore di 17, 18 anni che si chiama Castrogiovanni o Parisse va bene come italiano, anche se è nato in sud america, mentre uno che si chiama Vunisa no? L’obiettivo è vincere: con la nazionale, con la Benetton, con i giovani: perché vincere ci dà più potere contrattuale». E’ l’Italia senza complessi di inferiorità che Brunel ha impostato in campo – e di cui ha informato anche il capo degli arbitri dell’Irb con un rapporto sulle tante (troppe?) punizioni fischiate quest’anno alla sua squadra nel Sei Nazioni . E che Gavazzi vuole vedere anche fuori.

 

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