Raikkonen, il Grillo silenzioso della F. 1

Kimi Raikkonen at Renault-Lotus

In mezzo a tanti in costante ricerca di un centro di gravità permanente, Kimi Raikkonen non si sposta mai da se stesso. In pista si muove eccome, e la 20esima vittoria in un Gp (quota Hakkinen raggiunta) strappata a Melbourne lo sta a dimostrare. Una gara pensata ed eseguita con efficienza e velocità impressionante, che ora fa tremare un po’ tutti. Ma quando si tratta di parlare, di spiegare, di esprimersi davanti ad un micofono e non attaccato ad un volante, IceKimi non si smuove di un millimetro. «E’ stata una delle vittorie più facili della mia carriera – ha sussurrato con quegli occhietti di ghiaccio che non si sciolgono mai – anzi, spero me ne capitino altre così. Sarei potuto andare anche più forte (e il giro veloce staccato alla fine lo dimostra, ndr), ma lo ho fatto solo quando ho visto che Alonso si stava avvicinando e minacciava di piovere, perché in quel caso mi sarebbe servito un margine superiore». Augh (su Italiaracing.net tutti gli altri articoli sul weekend del motorsport

L’uomo che apparentemente non prova emozioni si diverte sempre un sacco a stupire. La Lotus nella pre-season gli ha dedicato alcuni video stralunati, molto divertenti, in cui Kimi recita alla Buster Keaton, apparentemente disinteressato di quello che gli accade intorno, concentrato solo sul suo ruolo: quello dell’uomo che non deve spiegare mai. Non a caso il suo slogan lanciato l’anno scorso via radio al team che lo impourtunava («so quello che devo fare, adesso lasciatemi in pace») è diventato un tormentone.

Se volete Kimi è il grillo della F.1, un grillo non parlante, quasi sempre reticente, ma che non ama concedere interviste, farsi contaminare dagli assilli dei media. La Formula 1, per lui, è una cosa che può essere difficile a volte, molto semplice altre, ma che non ammette retroscenismi o inciuci. «Prima della gara avevamo stabilito un piano, che era quello di fermerci solo due volte, e ha funzionato alla perfezione. E’ stato in effetti un po’ sorprendente, perché all’inizio di una stagione non hai mai abbastanza dati per capire come si comporteranno davvero le gomme e quando sostituirle. Io sono contento, ma in realtà non cambia nulla: prima di vincere il mondiale dobbiamo farne di strada». Pragmatismo a prova di bomba, un igloo corazzato. Un approccio molto diverso da quello di Grosjean, che dal compagno si è beccato oltre un 1”40 di distacco e che ha messo subito mano al cassetto delle scuse. «Qualcosa non funzionava bene sulla mia macchina», ha provato a dire, ma il suo tem Manager Bouillier lo ha subito freddato: «Sebastien è partito male, quindi abbiamo dovuto cambiare strategia passando alle tre soste, e così si è trovato bloccato nel traffico».

Ora resta da capire se il vantaggio della Lotus, la chance di costruire strategie vincenti e diverse dalla concorrenza è tutta farina del sacco della nuova vettura, delle sospensioni miracolose, del tracciato stradale di Melbourne che ha penalizzato le avversarie – o soprattutto merito della guida morbidamente sottozero di Kimi, uno che attacca e infilza avversari senza consumare le baionette marcate Pirelli.

Prima di iniziare il Mondiale in fondo Raikkonen si era sbilanciato, o meglio, aveva detto quello che pensava, e cioè che la Lotus avrebbe potuto lottare per il titolo. Con altrettanta disarmante semplicità ha però fatto notare che in Formula 1 quasi tutto è questione di money, di soldoni. «Sono sicuro che abbiamo la gente e gli strumenti sufficienti a batterci. Ma è altrettanto sicuro che non abbiamo lo stesso budget di Ferrari, Red Bull o Mercedes. L’anno scorso siamo riusciti a tirare fuori il massimo dai soldi che avevamo. Ma di sicuro quest’anno non sarà facile per noi». Pane al pane, Kimi al Kimi.

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