Kubica e i rally, una sfida da brividi

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La notizia che Robert Kubica tornerà a correre, e per giunta nei rally, provoca brividi di origine profonda, di natura opposte. Caldo, freddo, ammirazione, sgomento, aggiungete voi il sapore e il colore del sentimento. Di piloti tornati in pista dopo incidenti orrendi sono lastricate le bone e le cattive cronache, da Lauda di nuovo campione mondiale dopo il fuoco del Nurburgring a Barry Sheene che a fine carriera in corpo aveva più metallo che carne.

Kubica ha rischiato di finire tagliato in due, letteralmente, poco più di due anni fa ad Andora, proprio durante un rally. Era la prima guida della Lotus, si parlava di un suo possibile futuro alla Ferrari, zac! un guard rail gli si è infilato nel cofano e gli ha segato i sogni, una mano e una gamba in due. Kubica provato a coltivarsi dentro il sogno di tornare in F.1, quando si è reso conto che con la mano destra ancora sfregiata, limitata e affaticata da tante operazioni non sarebbe riuscito a governare volanti che oggi sembrano pulsantiere di un call center, ha sterzato verso altre traiettorie.

Si era parlato del Campionato Mondiale Turismo, nei giorni scorsi è arrivata la notizia che correrà nell’Europeo Rally, con una Citroen. Sette gare, la prima alle Canarie dal 21 al 23 marzo. «Potrà gareggiare su una vettura simile a una di quelle che corrono nel Mondiale», ha detto il boss della Citroen Racing, Yves Matton.  «Non  vedo l’ora di correre – ha spiegato Robert, che è un ragazzo di rara intelligenza, schiettezza, umanità – per me la prima gara sarà una sfida importante».

Ecco, i brividi di cui sopra nascono pensando alla fonte profonda da cui sgorga la parola sfida, alle correnti di emozioni liquide che la attraversano, al luogo dove è destinata a scorrere. «Kubica dovrebbe abbandonare le gare – ha detto Walter Rohrl, uno che il mondiale rally l’ha vinto due volte e certi sentieri oscuri è abituato a percorrerli con fredeezza -. Ho paura che lincidente possa ripetersi, che Robert possa ammazzarsi».

Le macchine da rally sono meno sofisticate da guidare rispetto a una Formula 1, ma domarle su asfalti e sterrati, flirtando con il disastro ad ogni curva, ad ogni albero che ti passa a un metro di distanza, non è un giochetto. Kubica è un grande pilota, saperlo di nuovo immerso in una corsa, in equilibrio su un abisso che ti corre incontro a 150 all’ora e ti infradicia di adrenalina, fa bene alla metà selvaggia del cuore.

L’altra, la coscienza che ci fa tutti un po’ più vigili e un po’ codardi,  si chiede quale sia davvero la sfida che agita Kubica, quale il fantasma che lo guida da dentro, quando davanti al buio decide di abbassare la visiera e pestare sull’acceleratore, non si sa bene se in caccia o in fuga dal passato.

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