Sarà l’anno del Joker Slam?

Djoko

Nadal probabilmente non giocherà i due grandi tornei sul cemento americano, Indian Wells e Miami, e questa è una cattiva notizia per il tennis ma forse una buona notizia per Novak Djokovic. Ovvero l’uomo che in barba ai record di Federer, alla grinta di Nadal e alle speranze dei british, quest’anno potrebbe portarsi a casa il Grande Slam.

Pemsateci. L’entourage di Nadal ha per ora smentito che la rinuncia alla tournée americana sia ufficiale, ma se il Nino ha un grano di sale in zucca – e personalmente sono sicuro che ce l’abbia – salterà i due Masters series di marzo per riatterrare (letteralmente) sul circuito a Monte-Carlo, sulla soffice terra.

Vorrà dire però dover recuperare i punti lasciati per strada in California e in Florida, giocarsi tutto sulla stagione sul rosso, rischiando anche di arrivare non ancora agonisticamente rodato alla perfezione al Bois de Boulogne. Il Nino al momento non è in grado di competere con i migliori, neanche sulla terra, siccome è un ragazzo intelligente (anche se ultimamente un po’ troppo lamentoso, neh), è stato lui il primo ad ammetterlo. Riuscirà a recuperare “la gamba”, come dicono i ciclisti, in tempo per quel durissimo Tour de France della racchetta che si chiama Roland Garros? Ce lo auguriamo di cuore, ma il cervello non è altrettanto sicuro.

Federer dal canto suo le ferie se le prenderà dopo Miami, per fare un po’ da baby-sitter a Myla Rose e Charlene Riva, le sue due gemelline. «Punto agli Slam», ha detto, «e sono convinto di poter tornare numero 1, ma a 31 anni per me il tennis non è tutto». Parole mature, ma un filino contraddittorie: come pensa il Genio di tornare numero se non mettendo tutta la polverina magica che gli resta nei polsi e tutta la concentrazione che serve nell’impresa? Lo sport non è un paese per invecchiati, lo è meno ancora per imborghesiti. O Roger ci sta raccontanto un’allegra balla, insomma, o sta prendendo una cantonata (da elvetico, potrebbe anche darsi), comunque sia è difficile immaginarlo vincere da Barbapapà con la souplesse di quando era un giovane cannibale.

Resta Murray, che però ha dimostrato in Australia di subire ancora la mente carnivora del suo amicone Djokovic. Il neo-immobiliarista – ha appena comprato un faraonico hotel a Dumblane, la sua città natale in Scozia –  sarà sicuramente una minaccia a Wimbledon, ma riuscirà a trasformarsi definitivamente (e metaforicamente, off course) in killer? Certo, ci sono anche possibili inciampi sul cammino di Nole, ma dipendono più dall’imprevedibile estro di una giornata che dal valore assoluto – e attuale – del gruppo degli inseguitori, con Ferrer in maglia rosa.

Ecco quindi che davanti a Nole, che peraltro tre quarti di Slam li ha già collezionati nel 2011, fallendo solo con un Nadal ancient regime a Parigi, si spalanca l’occasione del secolo. Con un Nadal così così Novak può sperare di agguantare alfine anche lo Slam rosso; con un Federer distratto dai biberon e dall’età può sognare di ripetersi a Wimbledon – e a quel punto gli Us Open, per un mago del macadam come lui, diventerebbero il coniglio meno difficile da estrarre. Ci riuscisse, con un Messia serbo – invece che svizzero o spagnolo – nel ruolo del successore di Rod Laver, la storia del tennis sarebbe da riscrivere. Non succederà, ma se succedesse…

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