Ellison e l’Atp: ricchi con giudizio

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Larry Ellison è un uomo molto, molto ricco, e un appassionato di sport. E’ il fondatore del colosso informatico Oracle, possiede un patrimonio stimato di 39,5 miliardi di dollari: a quanto pare solo altri 5 uomini al mondo hanno un salvadanaio più pieno del suo. Con il gruzzoletto nel corso degli anni  aveva tentato di comprarsi i Golden State Warriors, una squadra della Nba, e i San Francisco 49ers, una delle più famose squadre di football americano – ma gli è andata buca.

Gli è andata meglio con la vela, dove è diventato armatore della Bmw Oracle Racing, con cui ha vinto l’America’s Cup, e con il tennis, dove è organizzatore del prestigioso Masters Series di Indian Wells. Proprio indossando quest’ultimo cappello qualche mese fa aveva shoccato il mondo del tennis, proponendo di sua spontanea volontà di aumentare il montepremi del suo torneo. E di così tanto che l’Atp, il sindacato dei giocatori che gestisce il circuito pro, in un primo tempo aveva nicchiato. Ne converrete: non si è mai visto un sindacato che rifiuti una paga migliore per i suoi iscritti. E infatti, alla fine, dopo un lungo dibattito interno durato a lungo, ieri l’Atp ha deciso di accettare l’aumento.

Quest’anno dunque  Indian Wells avrà dunque un montepremi di 5.030.402 dollari, ben 860.000 in più dello scorso anno. Non brustolini, in un periodaccio come questo. Ma è interessante anche capire i motivi del tentennamento dell’Atp. «L’aumento dei prize money è sempre stato un segnale del benessere del nostro sport – ha detto Brad Drewett, presidente dell’associazione giocatori – ma è anche importante assicurarsi i montepremi siano distribuiti in maniera da beneficiare in maniera proporzionale i tennisti secondo i turni che riescono a raggiungere. Abbiamo lavorato con gli organizzatori dei tornei per mesi allo scopo di restare il più possibile aderenti alle regole che ci eravamo dati. L’investimento che Larry Ellison ha compiuto negli ultimi anni a Indian Wells è fantastico per lo sport, è una fortuna per il tennis avere l’appoggio di un appassionato del gioco come lui. Ma il caso particolare che la sua iniziativa ha creato ci ha spinti anche a agire in modo che in futuro davanti a situazioni simili esista un protocollo che assicuri parametri simili per tutti: per il bene dei tornei e dei giocatori». Insomma: benvenuto ai ricchi sponsor, ma senza impazzimenti. Senza “dopaggi finanziari” che squilibrino il circuito, mettendo i difficoltà altri tornei o strapagando le star ai danni di chi frequenta meno spesso finali e semifinali. A Indian Wells tutti i giocatori in tabellone guadagneranno alla fine più del minimo richiesto dall’Atp – molti tennisti avevano mugugnato robustamente davanti ai tentennamenti dell’Atp – ma mentre vincitori e finalisti intascheranno la stessa cifra dello scorso anno, rispettivamente 1 milione e 500 mila dollari, dalle semifinali in giù ci sarà un incremento: 25.000 in più per i semifinalisti, 4 mila per chi arriva nei quarti, quasi 9 mila in più per chi giunge in ottavi, quasi 3 mila in più per il terzo turno, quasi quattromila per il secondo turno, circa due mila per gli sconfitti al primo turno, con aumento anche per le qualificazioni. Guadagnare un po’ di più, ma guadagnare tutti. In fondo, un modello sindacabile sostenibile e condivisibile. Perché i soldi nello sport professionistico sono quasi tutto, ma non proprio tutto.

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