Pistorius, l’ultimo dei campioni killer

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Perché i campioni dello sport dovrebbero essere diversi? Esistono luoghi terribilmente comuni, crepacci della filogenesi umana dove il talento s’inabissa, dove il genio si oscura. Nulla è più tremendo dell’uomo, nel primo stasimo dell’Antigone di Sofocle riposa la sintesi dell’ombra d’urto che può assalirci tutti, gli atleti non fanno certo eccezione. Il caso Pistorius, il Blade Runner che ha superato il confine della follia, è solo l’ultimo di una serie di femminicidi eccellenti, compiuti da grandi personaggi dello sport. Il più fresco fino a stamattina era quello che riguardava Javon Belcher, il linebacker dei Kansas Chief di football americano che appena poco più di due mesi fa uccise a colpi di pistola la fidanzata, Kasandra Perkins, e poco dopo si tolse la vita sul campo di allenamento dei Chief, davanti agli sguardi sconvolti di allenatore e geneal manager. La Nfl del resto è una scena del delitto semi-permanente, un set di CSI: sparatorie, uccisioni, delitti “gangsta” che infarciscono regolarmente le cronache. Il più famoso è quello che coinvolse O.J.Simpson nel 1994, con la fuga in automobile dell’ex running back dei San Francisco 49ers, un mezzo eroe nazionale, ormai diventata un cult televisivo, e poi con l’infinito processo che portò alla molto discussa assoluzione per il doppio omicidio della ex moglie, Nicole Brown, e del suo amante Ronald Goldman. Il processo civile ha riconosciuto poi colpevole Simpson di aver quasi decapitato Nicole, che oggi è in prigione nel Nevada dopo una ricaduta nell’abisso, una rapina a mano armata finita con l’arresto. Una stagione all’inferno che ricorda quella di Carlos Monzon, campione mondiale dei pesi medi negli anni ’70 che nel febbraio del 1988 prima strangolò e poi gettò fuori dalla finestra sua moglie Alicia Munoz, l’ultima di una serie di violenze cieche, rigurgiti di una mente feroce. Orgoglio ferito, aggressività mai veramente domata? Negli sport di contatto la linea di sangue si aggruma: Chris Benoit, che nel 2007 uccise moglie e figli soffocandoli, e poi si impiccò al quadro svedese della sua palestra, o ancora Rae Carruth, altro giocatore di football, colpevole di aver fatto uccidere la madre di suo figlio, Cherica Adams, quando la donna era incinta (il figlio è sopravvissuto, paralizzato). Ma anche il calcio ha i suoi Orchi, come Bruno, portiere del Flamengo, che fece uccidere la sua amante Eliza Samudio, attrice di film porno, ordinando che il cadavere fosse disossato e affidato alle cure di un branco di rottweiler. C’è poi chi le donne non si è spinto ad ucciderle, ma le ha comunque violate, umiliate. Bob Hewitt, l’ex grande doppista australiano emigrato in Sud Africa, accusato di aver violentato due ragazze di 9 e 12 anni, o Regis de Camaret, ex responsabile del centro tecnico della federtennis francese, che alle sue allieve bambine riservava attenzioni raccapriccianti. Lo sport è scuola di vita, dicono, ma non è certo una corazza contro l’inumano.

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