Hoffmann, un laureato a Wimbledon

Dustin dritto

Metti una mattina sulla terrazza dell’All England Club. In mezzo a tennisti, agenti e allenatori si aggira anche Dustin Hoffman, a braccetto con il suo amico ed ex tennista Justin Gimelstob. «Dustin possiede il miglior campo in terra di tutta Los Angeles», spiega Gimeltob, ex n. 63 del mondo. «Ed è sempre stato generosissimo. Io ne avevo le chiavi e potevo allenarmi quando volevo con Agassi. E poi – continua – Dustin mi ha dato il miglior consiglio della mia vita: esci con più attrici che puoi, ma non sposarne mai una». Dustin, 74 anni, se la ride sotto i baffi (“be’, non dissi proprio “esci…”) mentre affronta un piattino di salmone al ristorante dei giocatori.Questa intervista è stata realizzata lo scorso luglio, quando Hoffman era ancora impegnato nelle riprese di “quartet”, il film in programmazione ora nei cinema italiani. Lo confesso: non sapevo che il mitico Dustin amasse il tennis, ma come dimostrano le foto, la sua è una passione antica, e ben coltivata (notare l’impugnature continental, please). Oltre i Doherty Gates però il più laureato degli attori non aveva mai messo piede.  «Bello Wimbledon, è la prima volta che ci vengo. Penso che oggi andrò a vedere il match di Serena Williams».

Dustin rovescio

Come mai a Londra, Mister Hoffman?

«Sono in Inghilterra perché sto finendo di dirigere un film, “Quartet”. Fra gli attori ci sono Maggie Smith e Tom Courtney, lo stiamo girando qui a Londra e uscirà alla fine dell’anno».

Una commedia?

«Parla di un cantante d’opera in pensione. E’ tratto da un altro film, uno straordinario  documentario italiano che si chiama “Tosca’s kiss”, e ha come soggetto la casa di riposo aperta a Milano da Giuseppe Verdi per i cantanti d’opera che si ritiravano dalle scene. Lo consiglio a tutti».

Agli sportivi si chiede sempre cosa li ha spinti a iniziare. Cosa ha fatto di lei un attore e un regista?

«Ho iniziato a studiare recitazione attorno ai 18 anni. A scuola non ero il migliore degli studenti, andavo male in tutte le materie. Il mio insegnante di recitazione, per cui ho un grande rispetto, mi disse: “hai talento, ma dovrai aspettare 12 anni prima che tutti se se ne accorgano. E così è stato».

Lei ha lavorato anche in Italia, nel ’72 Pietro Germi la volle nel cast di “Alfredo, Alfredo”. Le piace il nostro cinema?

«Il cinema neorealistico italiano del dopoguerra per me è resta uno dei momenti più alti della storia di questa arte. I registi non avevano studi né attrezzature per girare, ma in quelle pellicole circolava un’enorme energia. Penso a Ladri di biciclette o a Sciuscià. Hanno insegnato al mondo una lezione, e cioè che se desideri fare una cosa, non hai bisogno di nient’altro. Credo che ancora oggi i due film che ho citato siano fra i migliori di tutta la storia del cinema».

Qual è il film a cui è affezionato? In Italia tutti la ricordano alla guida del “Duetto” rosso Alfa Romeo ne “Il Laureato”.

«Non ho veramente un film preferito. Però posso dirvi che qualche anno fa sono tornato di nuovo al volante di un “Duetto”, e l’ho trovato veramente difficile da guidare. Ci vuole del talento…».

Come nello sport.

«Amo lo sport: il tennis, il football americano, il basket. Mi piace qualsiasi cosa dove c’è competizione, perché la competizione è migliore dell’arte. Se sei uno spettatore non c’è spettacolo più eccitante. Meglio del cinema, meglio del teatro. Davanti a una piece o a un film puoi sempre indovinare come andrà a finire. Nello sport si vive attimo per attimo».

Qual è l’evento sportivo che l’ha colpita di più?

«Muhammed Ali contro Joe Frazier, al Madison Square Garden. La seconda sfida fra i due. Una guerra più che un match, tutti e due finirono all’ospedale. Qualcosa che andò oltre lo sport».

Da attore, cosa ammira negli atleti?

«Non penso che la gente si renda conto di quanta fatica facciano gli sportivi per prepararsi, e di quanta pressione debbano sopportare ogni singolo giorno. In particolare nel tennis, dove non ci sono stagioni, e si gioca dieci mesi all’anno».

Chi è il suo tennista preferito?

«Ne ho tanti. Martina Navratilova, perché ha cambiato il tennis e giocava serve & volley. Bjorn Borg per l’effetto che usava nei colpi. E Jimmy Connors, perché credo sia stato il primo a mostrare il dito medio all’arbitro e perché giocava ogni punto come fosse l’ultimo della sua vita».

Lei come se la cava con la racchetta?

«Non ho giovato per anni, perché mi ero fatto male alla spalla, ma non ero malaccio. In doppio giocavo anche a rete, ma sa, sono basso…».

Se dovesse fare un film su un tennista, chi vorrebe interpretare?

«Come protagonista? Be’, una a scelta fra Serena e Venus Williams».

C’era da aspettarselo dal protagonista di “Tootsie”. Chi vincerà Wimbledon?

«Non ne ho idea, perché come ha dimostrato la sconfitta di Nadal, nel tennis anche il n.100 del mondo può impensierire i più forti. E poi è uno sport dove puoi fare meno punti del tuo avversario e vincere lo stesso la partita. Drammatico, no?».

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