L’Italrugby all’esame Francia

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«This is not soccer», questo non è calcio. E’ rugby, è il Sei Nazioni, e Tobias Botes, che oggi il ct azzurro Brunel schiera mediano di mischia titolare contro la Francia all’Olimpico, farà bene a ricordarselo. A farglielo notare per la prima volta l’anno scorso in Heineken Cup fu Nigel Owens, l’arbitro gallese che arbitrerà il nostro esordio nel torneo. Un referee famoso sia per la sua competenza, sia per il suo coraggio (è stato il primo a dichiararsi pubblicamente gay nel mondo del rugby, quasi cinque anni fa) e che in quell’occasione gli rimproverava i continui lamenti. «Non so se ci siamo incontrati prima – aggiunse impeccabile Nigel – ma io sono l’arbitro».

Non è più tempo di lamenti e di recriminazioni, per il rugby italiano. I test match di novembre ci hanno fatto vivere 40 minuti di esaltazioni con gli All Blacks, e una quasi vittoria con l’Australia, serve una prova di maturità. A partire proprio dal match con Francia, che torna dalle nostre parti dopo la storica, bruciante sconfitta rimediata due anni fa al Flaminio. Jacques Brunel ha impostato un programma che nel giro di qualche (quattro?) anni dovrebbe portarci, nelle sue e nelle nostre speranze, a giocarci addirittura la vittoria nel torneo, la Francia di oggi è un valido test di ammissione al sogno.

Un segno di buonaugurio lo hanno fornito le ragazze, che nel Sei Nazioni in rosa ieri hanno clamorosamente battuto le francesi 13-12 a Rovato «Non abbiamo paura di nessuno – ringhia capitan Parisse – e non invochiamo nemmeno più l’aiuto della pioggia contro i tre-quarti francesi». In un torneo apparentemente equilibrato, dove i galletti e l’Inghilterra partono un gradino sopra le altre, noi e loro entriamo con obiettivi diversi.  L’Italia medita di sgambettare almeno due delle tre celtiche, la ringiovanita corazzata di Philippe Saint-André gioca per il piatto grosso.

«Lo fanno ogni anno», chiosa Brunel. «Noi puntiamo soprattutto ad amalgamare squadra e staff e a giocare con ambizione (la parola chiave di Jacques l’anti-fatalista, insieme a “equilibrio”, ndr). Ma se ritroveremo lo spirito di novembre possiamo vincere». Rispetto al match con l’Australia il ct ha deciso tre cambi, condizionati dagli acciacchi:  Gori è in panchina, sostituito come si diceva da Botes; Barbieri va in tribuna e al suo posto in terza linea c’è il placcatutto Favaro, McLean scala all’ala al posto di Mirco Bergamasco. La Francia è nelle mani di Michalak, n.10 genio e sregolatezza, può molto ed è capace di tutto, anche in arroganza, oggi però le mancherà il centro meraviglia Fickou. Nell’Italia oltre che alla sempiterna mischia tocca al fosforo di Orquera e al brio dei tre-quarti, da Benvenuti a Sgarbi, dimostrare che l’Olimpico non è più solo uno show-room, ma anche una fortezza.

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