La Coppa Davis in 10 domande

Coppa Davis

Da venerdì l’Italia di Coppa Davis incontra la Croazia al Palavela di Torino: cosa ci giochiamo?

«E’ un match di primo turno: in caso di vittoria passeremo ai quarti di finale del World Group, la Serie A della Coppa. Se perderemo a settembre dovremo invece affrontare i play-off  per non retrocedere».

Quando è nata la Coppa Davis?

«Nel 1900, come sfida fra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. La prima edizione fu vinta, a sorpresa, dagli americani al Longwood Cricket Club di Boston. Nel 1905 la competizione si allargò a Francia, Austria, Belgio e Australasia, nel 1920 le squadre erano già 20. Usa, Gran Bretagna (allora British Isles) e Australasia dominarono fino al ’27, quando la Francia si aggiudicò la sua prima Coppa grazie ai famosi «mousquetaires»: Lacoste, Borotra, Cochet e Brugnon .

Perché si chiama così?

«Il nome originario era International Lawn Tennis Challenge, e a idearlo furono quattro studenti di Harvard, fra i quali il giovane miliardario di St.Louis Dwight Filley Davis, che pagò di tasca sua il trofeo sul cui basamento fece incidere la scritta “presenteted by Dwight F. Davis”. Le duecentosedici once di argento fuse a forma di punch-bowl – in italiano Insalatiera, o meglio,  Zuppiera – dalla William B. Durgin & Co di Concord, New Hampshire, su disegno di Rowland Rhodes, presero presto per tutti il nome di Davis Cup».

La competizione ha sempre avuto questa formula?

«No, fino al 1972 il detentore della Coppa aveva l’unico compito di affrontare il vincitore del torneo degli sfidanti in una finale denominata Challenge Round. Nel 1981 fu introdotto il World Group, nel quale ogni anno si sfidano le 16 nazioni più forti, mentre le altre disputano tabelloni divisi per zone geografiche con un sistema di promozioni e retrocessioni a play-off».

Quali sono le nazioni più titolate?

«Gli Stati Uniti, con 32 vittorie, e l’Australia (che all’inizio gareggiò con la Nuova Zelanda sotto la denominazione Australasia) con 28. Molto staccate troviamo la Gran Bretagna e la Francia (9), la Svezia (7), la Spagna dominatrice dell’ultimo decennio (5), la Germania (3), la Russia e la Rep. Ceca (2), infine l’Italia, il Sud Africa la Croazia e la Serbia (1)».

A quando risale la vittoria dell’Italia?

«Al 1976, quando con i “moschettieri” Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli ci imponemmo contro il Cile a Santiago. Quella squadra raggiunse altre tre finali, perdendole tutte: nel ’77 a Sydney con l’Australia, nel ’79 a San Francisco con gli Usa e nel 1980 a Praga contro la Cecoslovacchia di Lendl. In precedenza Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola ci avevano portato due volte in finale, nel ’60 e nel ’61, sempre contro l’imbattibile Australia di allora, mentre nel ’98 fummo superati a Milano dalla Svezia nell’unica finale giocata in casa».

L’Italia è mai retrocessa in “serie B”?

«Sì, nel 2000, quando crollammo a Mestre contro il Belgio. Dopo aver assaggiato anche la “serie C”, ovvero il Gruppo II, nel 2011 siamo tornati nel World Group superando ai play-off proprio il Cile a Santiago, nel luogo del nostro unico trionfo».

Chi è stato l’ azzurro più forte in Coppa Davis?

«Il recordman indiscusso non solo dell’Italia, ma dell’intera storia della Coppa è Nicola Pietrangeli, che vanta in assoluto il maggior numero di match giocati (164), il maggior numero di match vinti (120), il maggior numero di match vinti in singolare (78) e in doppio (48) e, in coppia con Orlando Sirola, anche il maggior numero di match vinti dallo stesso duo (34). Pietrangeli è stato anche il capitano dell’Italia che trionfò nella finale di Santiago del 1976. Un  mito della Davis».

Quale è la nazione che detiene il trofeo?

«La Repubblica Ceca di Tomas Berdych e Radek Stepanek, che l’anno scorso ha battuto la Spagna orfana di Rafael Nadal nella finale di Praga. Al primo turno i cechi a Ostrava avevano eliminato proprio l’Italia»

La Coppa Davis è una competizione ancora attuale?

«Sì, soprattutto per il fascino che è ancora in grado di esprimere. Negli ultimi decenni è stata a volte “snobbata” dai più forti tennisti del mondo, esercitando un’attrazione soprattutto sulle nazioni più giovani e in cerca di un’identità attraverso il tennis, come dimostrano le vittorie della Croazia e della Serbia. Ma se Roger Federer non si è mai fatto sedurre troppo dai suoi antichi e nobili bagliori, altri campioni di assoluto valore come Rafael Nadal e Novak Djokovic continuano ad onorare la vecchia Insalatiera, che dal 2009 distribuisce anche punti validi per la classifica mondiale».

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