Chi ha paura degli arbitri?

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Una provocazione delle sue. «Fra cinque anni nel tennis non ci saranno più arbitri». Niente più occhialuti linesmen da prendere a male parole quando, a torto o a ragione, ti chiamano fuori una palla. John McEnroe, lo sanno tutti, non è mai stato un grande fan della categoria arbitrale, e anche adesso che ha (quasi) 54 anni non si tira indietro quando si tratta di parlarne (male, ovviamente). In una intervista al Philadelphia Inquirer di qualche mese fa l’ex-Super Moccioso ha sostenuto che, almeno nel tennis, dove dal 2006 nei grandi tornei è stata introdotta la moviola elettronica, il cosidetto hawk-eye (occhio di falco), i referee in carne ed ossa sono un relitto del passato.

Un arnese destinato destinato all’estinzione. «Non servono», sostiene The Genius. «Fra cinque anni non ce ne sarà più uno in giro. Ditemi: a cosa diavolo servono con il replay elettronico? Sarebbe più interessante se ad arbitrare fossero gli stessi giocatori. Poi, se l’avversario non è d’accordo con la tua chiamata, può sempre chiedere l’intervento della moviola (oggi è concesso tre volte per set, ndr)». A parere di Mac, inoltre, neppure i giudici di sedia sono più necessari: «I giocatori il punteggio se lo ricordano da soli». Bingo. Chissà cosa ne pensa l’allenatore della Juventus Conte, dopo la piazzata che ha riservato in campo all’arbitro Guida dopo la partita con il Genoa.

La questione è più complessa di come la mette giù McEnroe, che ad esempio si fida troppo della memoria dei suoi colleghi di oggi – quante volte abbiamo visto un tennista servire dalla parte sbagliata, o cambiare campo quando non doveva?… –  ma merita comunque una riflessione.

Mentre il calcio s accapiglia da anni sull’introduzione del replay a uso degli arbitri – e ha appena introdotto nel mundialito in Brasile un sistema per la rilevazione elettronica dei famosi “gol fantasma” – in molti sport, oltre che nel tennis, l’istant-replay è stato introdotto da anni, anche se è utilizzato in modi molto diversi. E’ presente nel basket, nel cricket, nel football americano, nel rugby dove ormai a parte i casi più lampanti gli arbitri ormai fanno regolarmente ricorso all’”occhio elettronico” quando devono assegnare una meta. Dopo la sconfitta della nazionale contro la Bulgaria nella World League il ct azzurro Berruto ne ha invocato l’utilizzo anche nella pallavolo. Ma un conto è fornire un ausilio all’arbitro, che ormai a fronte della continua innovazione televisiva è paradossalmente quello con meno strumenti a disposizione per decidere, in poche frazioni di secondo, se fischiare o no una infrazione o assegnare un punto o un goal. Un altro è invocare l’abolizione  o la riduzione drastica del fattore umano.

Il referee si troverebbe a diventare un semplice “notaio”, messo lì per avallare una decisione presa da un computer. Oggi l’occhio di una telecamera, domani, chissà, un androide dalla vista elettronica, raffinatissima e infallibile.Nel tennis è immaginabile – ma fino a un certo punto, e sicuramente non in Coppa Davis… – che siano gli stessi giocatori ad arbitrarsi: in fondo se un tennista decide di assegnare un punto all’avversario, nella propria metà campo, è libero di farlo anche oggi. Nel calcio e in altri sport di squadra la soluzione funzionerebbe molto meno.Il primo a sostenere la necessità di un referee nello sport pare sia stato Richard Mulcaster, sarto ed educatore inglese del XVI secolo, grande appasionato di “footeball” (ben diverso dal soccer di oggi però) che nel 1581 in un trattato sull’educazione dei giovani sostenne la necessità di avere in campo un giudice imparziale: «se ci fosse uno sopra le parti, ne sono certo, tanti spiacevoli inconvenienti sarebbero eliminati». Poverino, come si illudeva.

Come dice Pierluigi Collina, per fare l’arbitro «occorre un pizzico di follia», e molti tifosi di questi “matti” ne farebbero volentieri a meno. O forse no. Se non altro per avere un capro espiatorio sui cui riversare la propria frustrazione. E’ lo stesso McEnroe ad ammettere, contraddicendosi un po’, che l’arbitro, in fondo, fa parte dello spettacolo. Lo crea, ma soprattutto lo subisce. «Se ci fosse stata la moviola anche ai miei tempi – ha dichiarato sempre all’Inquirer – avrei messo più energia nel giocare i punti, che è poi la cosa più importante, invece che nelle proteste. Alcuni pensano che avrei vinto di più. Io credo che avrei vinto più tornei dello Slam. Ma sicuramente sarei stato molto più noioso». Adesso sì che sei serio, Mac.

 

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