Sharapova, dolce o amara?

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Maria Sharapova ha fama di agonista feroce e di donna freddina – in fondo viene dalla Siberia… – ma quando serve sa anche essere molto dolce. Forse troppo.

Ieri ha debuttato agli Australian Open rifilando uno spietato 6-0 6-0 alla connazionale Puchkova (e così è riuscita a rifilare almeno un “double bagel” in tutti gli Slam, le mancava giusto Melbourne), ma  Il suo successo più intrigante  Masha non l’ha ottenuto sul campo, calata in uno dei vestitini che la Nike prepara dietro sua consulenza, ma come businesswoman proprietaria del marchio di caramelline gommose Sugarpova, dolcettini tentatori che vengono smerciati (per ora solo negli Usa ) in confezioni che contengono 4 pacchetti ciascuno con 5 pezzi, per un contenuto di 480 calorie e 80 grammi di zucchero. L’equivalente, è stato calcolato, di 21 cucchiani da caffè o di due lattine di Coca-Cola. Un business studiato a tavolino insieme con il suo agente Max Eisenbud, e nato dalla considerazione che nel settore dei “candies” gommosi c’era una nicchia di mercato vuota, quella di più alto costo: ogni confezione di Sugarpova costa 5,99 dollari, ovvero 4,5 euro, circa sei volte il prezzo dei dolcetti prodotti dalla Haribo. Così nel 2012 la Sharapova ha curato maniacalmente prima la preparazione poi il lancio delle sue caramelline coloratissime e dolcissime, dedicando al progetto, sempre secondo quanto sostiene Eisenbud, «il 60 per cento del suo tempo». Gusto, dimensioni, colori: Masha ha voluto decidere tutto, tanto che il giorno dopo la sua storica vittoria al Roland Garros era già in fabbrica a controllare gli ultimi dettagli. E anche ieri il suo debutto su Twitter è stato dedicato alle Sugarpova.

La commercializzazione è partita durante gli ultimi Us Open, e dopo tre mesi le morbide Sugarpova sono già state vendute in 250 mila confezioni. Maria, che a Melbourne in questi giorni ha lanciato il prodotto anche in Australia, nell’operazione ha investito (fonte Bloomberg) circa 500 mila dollari, e prevede di arrivare a quota 1 milione di “pezzi” venduti nel corso di un anno, quando la distribuzione partirà anche in Gran Bretagna, Giappone, Canada, Russia, India e Cina. Mica male, considerato che Maria incassa 1,1 dollari su ogni confezione piazzata sul mercato. «Non abbiamo un grande budget per pubblicità e marketing – ha detto la ex-numero 1 del mondo – e quindi siamo stati sorpresi per primi dal successo che ha avuto la faccenda».

Sulla quale però qualcuno ha avuto da ridire. Per la precisione alcune associazioni di consumatori che hanno giudicato «inappropriato» il fatto che dietro un prodotto così calorico, e quindi sicuramente poco salutista, ci siano la mente e il volto di una sportiva famosa in tutto il mondo. «Maria è una atleta capace di influenzare molte persone – ha dichiarato ad esempio Corrina Langelaan, dirigente della The Parent’s Jury, una società australiana che si batte per la promozione responsabile degli alimenti – ed è ammirata soprattutto da genitori e bambini. Ha un ruolo nel promuovere stile di vita sani, con la crescita del problema dell’obesità infantile il fatto che diffonda quel tipo di spuntini è marketing irresponsabile». Opinione condivisa dallo psicologo infantile Justin Coulson – che almeno dalle nostre parti, va detto, non è proprio famosissimo.

La miglior pubblicità per le Sugarpova sono sicuramente la linea invidiabile e il sorriso bianchissimo della stessa Maria, che sostiene di essere stata golosissima di caramelle da bambina «ma di aver imparato a controllarsi». Masha ha anche promesso di premiare con un pacchetto di Sugarpova le migliori domande che riceverà dai giornalisti durante gli Australian Open, ma temiamo che da quel lato siano in agguato soprattutto amare sorprese.

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