Benvenuti al Sauna Open

Perrier_Tennis_4x3

Troppo caldo, e troppo poco tempo per recuperare: il tennis di inizio 2013 è un inferno. A Sydney in questi giorni fa un caldo assassino, sul campo si sono sfiorati i 50° gradi. Galina Voskoboeva, per dire, ha rischiato il collasso. «Sembra di giocare in una sauna», ha detto esausta Li Na. E a Melbourne, dove fra 5 giorni iniziano gli Australian Open, il festival del torrido potrebbe continuare, addirittutra peggiorare.

Ricordo l’incubo di qualche anno fa, quando il termometro restò per una settimana  fisso sui 45°, tanto che a Melbourne chiudevano persino le stazioni di treno e metro perché i binari, in quel forno, si deformavano. Certo, a Melbourne Park – dove si gioca tre set su cinque – in caso di condizioni estreme entrerà in vigore la extreme heat policy, un protocollo che impone di sospendere il gioco sui campi non dotati di tetto quando la combinazione di caldo e umidità diventa insopportabile; ma il problema, come tutti gli anni, si rinnova.

Con l’aggravante che quest’anno l’Atp ha deciso di essere molto fiscale sui tempi di recupero fra un punto e l’altro: 25 secondi e non un centesimo di più, pena un’ammonizione, poi la perdita della prima palla di servizio o del punto, a seconda se il tiratardi è chi batte o chi riceve. L’hanno ribattezzata la “regola Nadal”, perché il Nino è notoriamente uno che impiega parecchio tempo a riprendere il gioco quando è al servizio; ma lo spagnolo è ancora in bacino di carenaggio, e così a fare le spese della stretta regolamentare sono stati i suoi colleghi.

Molti dei quali, da Murray in giù, hanno iniziato a lamentarsi. L’ultimo è stato John Isner, che si è sentito sotto tiro nell’ultimo match che ha giocato. «Conoscevo la regola, ma non ci pensavo tanto. Subito al secondo game di servizio  l’arbitro si è fatto sentire. Quando mi ha chiamato il warning ero sulla linea di servizio, ero pronto a servire. Non amo molto questa regola, ti spezza il ritmo, e anche altri, forse la maggioranza dei miei colleghi,  la pensano così. Io sono alto, sudo molto sotto il cappello, ma mi veniva l’ansia di non fare in tempo ad asciugarmi, non facevo che guardare l’arbitro…».

Mozione appoggiata, come si diceva anche da Andy Murray: «venticinque secondi sono pochissimi, una scarpa slacciata e già sei a rischio, c’è chi si sta prendendo dei warning perché rompe una corda. Non è giusto». Ma la cosa preoccupante è la motivazione che è stata fornita per il giro di vite (e di cronometro). «Ci hanno detto che è tutto dovuto alla finale dello scorso anno qui a Melbourne, che però è considerata da tutti una partita storica». Ricordate? Sei ore di gioco fra Nadal e Djokovic, con qualche pausa in effetti molto lunga. Ma comprensibile: dopo 4 o 5 ore di scambi al limite del sadomasochismo, chi non avrebbe bisogno di rifiatare un po’?  E se un match del genere, che si giocò in notturna, dovesse ripetersi di giorno, sotto il sole cocente? Rules are rules, okay. Ma il buonsenso, a volte, ti allunga la vita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: