L’uomo che fece sport sulla Luna

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Quattro anni fa, dopo un lungo “corteggiamento”, riuscii ad intervistare Edgar Mitchell, uno dei tre astronauti della missione Apollo 14, la terza che tocco la superficie lunare, il 9 febbraio 1971. Il primo a compiere un passo sul nostro satellite era stato Neil Armstrong, nel luglio del 1969, e dopo di lui altri quattro astronauti avevano ripetuto la straordinaria esperienza, ma Mitchell e il capo missione Alan Shepard furono i primi, e gli ultimi, a fare… sport fuori dalla Terra. Oggi Mitchell ha 82 anni, ma quel viaggio che cambià profondamente la sua vita, è ancora ben presente nella sua memoria. E riguardo allo sport nello spazio questo atleta veramente fuori dall’ordinario prevede sviluppi davvero particolari.

Mr. Mitchell, lei e Alan Shepard siete stati i soli uomini nella storia a fare sport fuori dalla Terra: Shepard colpendo una palla da golf, lei lanciando un giavellotto. Come fu?

«Fu un momento leggero, divertente, all’interno della missione dell’Apollo 14. Alan si era portato dietro due palline la testa di una mazza da golf che adattò ad un tubo che avevamo a bordo. Io usai un pezzo di equipaggiamento che avevamo usato per un esperimento sul vento solare. Finito l’esperimento lui decise di colpire le palline e io di lanciare il mio “giavellotto”. Per anni ho ricordato ad Alan che il mio giavellotto era andato di quattro inches (circa dieci centimetri, ndr) più lontano della sua pallina. Ed ho una foto che lo dimostra».

Lei ama lo sport?

«Non posso definirmi un atleta ma sì, amo lo sport. Soprattutto golf e tennis. Ormai però sto diventando troppo anziano per praticarlo».

Due degli ultimi astronauti selezionati dall’agenzia spaziale europea sono italiani, e uno è una donna: che consigli ha per loro?

«Credo che le donne possano lavorare nello spazio bene quanto gli uomini. Se potessi parlare con loro direi che noi astronauti siamo pionieri anche di un nuovo modo di abitare la Terra, proprio come lo furono i primi che decisero di navigare nel Mediterraneo o nei Mari del Sud su una barca di legno. E che loro hanno anche compito di espandere i limiti della nostra civiltà al di fuori del nostro Pianeta: un passo necessario per l’Umanità».

Che ricordo ha della sua passeggiata sulla Luna?

«L’emozione di mettere piede dove l’uomo non era mai stato. Noi eravamo scienziati, il nostro compito era riportare campioni del suolo lunare, ma mettere i piedi su quello che eravamo abituati a definire “un oggetto orbitante”, sentirne la superficie, è stato straordinario».

Da qualche anno si sta parlando di una spedizione umana su Marte, presto dalla Cina ne sarà varata una verso la Luna. Secondo lei è giusto che l’uomo torni nello spazio?

«Pensiamo al lunghissimo periodo: fra un paio di miliardi di anni il Sole si esaurirà e quindi saremo obbligati a cercarci un nuovo posto dove abitare. Abbiamo un intero Universo a nostra disposizione, e visto che ci sono prove che la Terra è stata visitata da civiltà provenienti da un altro sistema stellare, il nostro destino è di continuare a esplorare. Dovremo andare su Marte e anche fuori dal sistema solare. Se riusciremo a non autodistruggerci con la nostra stupidità con le guerre e la sovrapopolazione, il nostro destino sarà di diventare una civiltà pacifica. Ma per ora siamo molto lontani da quel traguardo».

Lei è convinto che ci siano già stati contatti con gli alieni?

«Le prove di un contatto del genere sono andate accumulandosi nel corso degli anni. Io non sono fra quelli che ha investigato direttamente, ma conosco di persona chi lo ha fatto e sono informato sulle prove, che sono in quantità enorme e molto convincenti e provengono un po’ da tutti i paesi: Stati Uniti, Francia, Belgio, Germania, Russia».

Prove di che tipo?

«Ci sono filmati in cui si vedono le astronavi aliene. Tutto il materiale è stato secretato per decenni, ma ora sta per diventare di pubblico dominio: credo entro quest’anno o al massimo l’anno prossimo. In particolare gli Stati Uniti rendranno disponibile per l’opinione pubblica ciò che hanno raccolto. Anche il Vaticano, dopo l’apertura di alcuni file in possesso della Gran Bretagna, ha dichiarato che non è sbagliato credere nella vita al di fuori della Terra. Presto ci renderemo conto che non siamo soli nell’Universo, e che specie più evolute della nostra sono già venute a visitarci varie volte”.

Lei non ha mai avute esperienze dirette? Nessun contatto ravvicinato del terzo tipo?

«Io sono cresciuto vicino a Roswell, nel New Mexico, il luogo dove ebbe luogo un famoso contatto con gli alieni. Io sapevo, la mia famiglia sapeva, tutti noi conoscevamo tutte le persone coinvolte in quell’esperienza. Quella che io chiamo la vecchia guardia del governo tentò di coprire quanto era avvenuto. Dopo il mio ritorno dalla Luna non ero più un ragazzino, quella gente venne a cercarmi, mi mise una mano sulla spalla e mi disse: possiamo parlare? E mi raccontarono tutto, perché non volevano portarsi quel segreto nella tomba. Poi ho incontrato altra gente che ha raccolto prove incontrovertibili negli States e in Gran Bretagna. Insomma: sappiamo che è tutto vero. Si tratta solo di rimuovere il segreto».

Lei durante il viaggio sulla Luna ha condotto esperimenti sulle percezioni extrasensoriali, e ha poi studiato a lungo i processi cognitivi e i poteri della mente. Cosa ha scoperto?

«Quegli esperimenti erano una ripetizione di altri esperimenti già affettuati in laboratorio. Quello che posso dire è che è ormai evidente che il mondo della meccanica quantistica è strettamente connesso con il meccanismo delle nostre percezioni, con la nostra mente e il nostro corpo. In altre parole: noi chiamiamo l’intuizione “sesto senso”, ma in realtà essa è già compresa nei nostri cinque sensi. Vista, tatto, udito, gusto, olfatto, sono tutti costruiti attorno alle proprietà della Terra, alle sue caratteristiche fisiche. Ma la meccanica quantistica ha a che fare con la struttura profonda dell’Universo. Quello che io definisco “ologramma quantistico” esiste da molto prima che esistessero il Sole e la Terra. Possiamo oggi scrivere delle equazioni che regolano i rapporti fra i nostri sensi, le nostre percezioni, e che formano la base della nostra coscienza».

E’ questo il senso di una frase che lei ha pronunciato di ritorno dalla Luna, “Dio sta ancora imparando”?

«Sì. La Natura è un sistema di apprendimento. I darwiniani sostengono che l’evoluzione è basata su un processo di selezione casuale e adattamento all’ambiente: io dico che è un processo di apprendimento. Non c’è nulla di casuale».

Lei crede in Dio?

«Non in maniera tradizionale. Non nel dio onnipotente delle tradizioni giudaica, islamica e cristiana. Credo che la base di ciò che siamo sia la nostra vera essenza, e che l’Universo appunto stia imparando a essere cio che è».

Lei crede che la Terra stia davvero vivendo un’emergenza ambientale, come sostiene anche il Presidente Obama?

«La Terra è sovrapopolata. All’inizio del XX secolo eravamo due miliardi, ora siamo sei miliardi e mezzo. Il nostro livello di consumi è aumentato in maniera esponenziale. Questo è un processo che non può continuare. Stiamo distruggendo le nostre risorse e il nostro pianeta. Io lo sostenevo già quarant’anni fa, ora è chiaro a tutti».

Il viaggio sulla Luna in che modo ha cambiato la sua vita?

«Stando lassù ho capito che tutto nell’universo è interconnesso. E’ il discorso sull’ologramma quantistico di poco fa. L’esperienza che ho fatto nello spazio è stata quella di sentirmi parte di un unità. Le molecole che formano il mio corpo sono state prodotte nel cuore di stelle antichissime. Quando l’ho capito sono stato travolto dall’emozione, e quel momento ha cambiato la mia vita. Capire che tutto è interconnesso dà una sorta di estasi».

Se oggi potesse tornare sulla Luna, che sport deciderebbe di praticare lassù, questa volta?

«Visto che non credo ci sarebbe spazio per un tavolo da ping-pong, credo che lancerei qualche altro giavellotto. E chissà che un giorno non sia possibile organizzare delle Olimpiadi sulla Luna con la partecipazioni di creature di altri mondi».

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