L’Urss rinasce: nel calcio

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L’Urss potrebbe tornare a essere una realtà: calcistica, non politica. Lo aveva fatto intendere Aleksey Borisovic Miller, il boss della Gazprom, il colosso russo del gas che è anche il padrone dello Zenit di San Pietroburgo, la squadra di calcio allenata da Luciano Spalletti. Per colpa di alcuni hooligans della steppa i campioni di Russia erano stati multati e costretti a giocare a porte chiuse due match, facendo infuriare Miller. «Sì, potremmo decidere di giocare in un altro campionato», aveva dichiarato Aleksey Borisovic, l’uomo che di fatto dirige una delle più grandi industrie del mondo, alla stampa russa che lo pungolava. «Molti pensano che dovremmmo organizzare una lega fra le migliori squadre della CIS (la Comunità degli Stati Indipendenti ex Urss, ndr). Quando i tempi saranno maturi ci muoveremo». Forse lo sono già. Dietro la voglia di cambiare di Miller e dello Zenit infatti non c’è solo il problema del tifo violento, ma anche la spinta di un’elite economica che ha deciso di trasformare il calcio in un’arma finanziaria e propagandistica. La Russia nel 2018 ospiterà i Mondiali, e per vincerli ha ingaggiato Fabio Capello come ct della nazionale. Lo Zenit, grazie alla Gazprom, il Cska Mosca, sponsorizzato dalla Lukoil, e il Rubin Kazan, che ha alle spalle Taife e Tatenergo (chimica, edilizia, telecomunicazioni ed energia), insieme all’Anzhi del miliardario Kerimov stanno bussando alle porte d’Europa. Al progetto manca però un campionato all’altezza, così gli oligarchi stanno pensando di resuscitare il Soviet del pallone. «Un campionato che metta in campo le squadre di quattro o cinque ex-repubbliche sovietiche sarebbe molto più spettacolare e interessante», dichiarato Serghei Ivanov, uno dei boss dell’apparato, molto vicino a Vladimir Putin, vellicando la diffusa nostalgia dei fan per i bei tempi in cui gli scontri clou della Vyssaja Liga mettevano di fronte le big moscovite e quelle ucraine. Aivaz Kaziakhmedov, manager dell’Anzhi, ha definito l’idea «ragionevole e interessante» mentre per Ihor Surkis, presidente della Dynamo Kiev, un campionato del genere «avrebbe solo aspetti positivi». La federcalcio ucraina ha avanzato un dubbio sensato – quali sarebbero i criteri per la qualificazione in Champions League? – ma anche l’Uefa, che in passato si era opposta alla prospettiva, ora pare possibilista. Del resto, in tempi di magra economica, chi avrebbe il coraggio di snobbare una lega per ricchi, infarcita di star e con un’audience televisiva potenzialmente enorme? Il triangolo perfetto: gas, gol e circenses.

 

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