Addio Formula 3

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Addio Formula 3. La Csai, ovvero l’ente che governa il mondo dello automobilismo da corsa italiano due giorni fa ha calato il sipario su un campionato glorioso che si disputava da 49 anni e che nel suo periodo d’oro, a partire dagli anni ’70 e per tutto il decennio successivo, è servito a svezzare generazioni di piloti italiani poi approdati in F.1. Michele Alboreto, Andrea De Cesaris, Luca Badoer, Alessandro Zanardi, Ivan Capelli (che vinse nell’83), Nicola Larini (’86), Gianni Morbidelli (’89) e Giancarlo Fisichella (’94) sono tutti passati di lì. Ma dopo “Fisico” nessun campione della Formula 3 nostrana è riuscito ad approdare in Formula 1. Restiamo aggrappati al Circus grazie alla Ferrari, ma da un anno siamo senza piloti sulla griglia più prestigiosa. Il vivaio dei piloti langue, la filiera si è interrotta. Colpa della crisi economica, certo; ma anche di un sistema inceppato, di una tradizione che è andata dispersa. E il funerale della F.3 ne è il più recente esempio. «In F.1 stanno arrivando piloti dal Sudamerica, dalla Russia, dall’India con sponsor milionari – sostiene Tonio Liuzzi, l’ultimo dei nostri ad uscire dal giro della F.1 – mentre noi non abbiamo spinte per colpa della crisi». E’ un pezzo della verità, che bisogna far combaciare con la straordinaria “capacità” dimostrata dalla Csai (e non è la prima volta) di sbriciolare due categorie come la Formula 3 e la Formula Abarth che fino a due anni fa portavano in pista 30 macchine e relativi piloti ingolositi da un Progetto Giovani che prometteva ai vincitori un test con la Rossa, e che ora sembra evaporare. E con la volontà ferrea di Jean Todt, il presidente della Federazione internazionale, e dell’ex-ferrarista Gerhard Berger di ridisegnare il futuro cammino dei giovani talenti verso la F.1 attraverso una categoria ancora tutta da definire, la Formula 4, che nei piani dei «federali» dovrebbe costituire il primo passo della carriera dei quindicenni in erba appena sfornati dal karting. Ma mentre la Formula 3 in Inghilterra e in Germania continuerà, insieme ai programmi junior di Red Bull, Mercedes, Lotus e McLaren, a dare una chance ai talenti locali, i nostri team e piloti dovranno concentrarsi sulla F.Abarth, in crisi pure lei – o sulla Formula Renault Alps, che non è sotto l’egida Csai – o svenarsi per partecipare alla Formula 3 europea, dove grazie alla Driver Academy Ferrari gareggia Raffaele Marciello. Oppure continuare a guardare ai campionati turismo o Gt stranieri, contando solo sulle proprie tasche, come hanno già fatto i vari Caldarelli (pilota Toyota in Giappone), Bonanomi (prototipi) e Mortara (Dtm in Germania). Povera Italia dei piloti, ridotta a squattrinata colonia di emigranti.

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